mercoledì 27 gennaio 2016

Entriamo un momento nella magia dello stupore

di Alice Baratta
da una lezione di Pino Ferroni

Preghiera di Don Tonino Bello: “La vita non spenga mai dentro di voi la poesia della tenerezza, lo stupore delle cose  piccole e grandi… Possiate essere capaci di stupirvi di tutto: di una tempesta, del cielo, della natura. Che la vostra vita sia un rendimento di grazie continuo. Possiate essere capaci di dire grazie sempre, grazie della vita, grazie di tutto, nonostante tutto.”

Alcuni credono che la magia dell’infanzia risieda semplicemente nel ricordo dell’adulto, il quale, colorandola con le tinte della nostalgia, la abbellisce fino a trasformarla in un idilliaco quadretto, eliminando tutti gli elementi negativi che, pure, ne facevano parte.



Il mistero dell’infanzia è tale solo per la riflessione dell’adulto; per il bambino, non si tratta affatto di un mistero, nel senso che la vita, per lui, è tutta incredibilmente affascinante e misteriosa. Certo il materialismo, lo scientismo e il nichilismo della società odierna hanno strappato via dall’anima dei bambini molte di queste cose, costringendoli a un distacco violento e precoce dal mondo incantato dell’infanzia. Invece di vedere nella capacità immaginativa dei bambini una immensa ricchezza per il loro mondo interiore, gli adulti hanno decretato che si tratta di inutili fantasticherie, e si sono messi d’impegno a trasformare il bambino in ciò che non è assolutamente: un adulto in formato ridotto.
Un bambino che sia stato privato della capacità di sognare è destinato a diventare un adulto spiritualmente ed affettivamente povero, tutta testa e niente fantasia e sentimento; una persona incapace di stupirsi, di gioire e di entusiasmarsi per le piccole, grandi cose della propria vita di ogni giorno.
Poeti e scrittori hanno saputo, talvolta, entrare nel mondo misterioso dell’infanzia con una capacità di penetrazione straordinaria, e con un senso di realtà molto superiore a quello di qualsiasi scienziato o psicologo.
Quell’incanto, quel rapimento, quel sentirsi proiettati fuori dal tempo davanti ad un negozio di giocattoli, sono una delle esperienze più intense e affascinanti dell’infanzia. Un bambino che non abbia provato simili emozioni, magari perché troppo accontentato da adulti che non gli abbiano mai lasciato il tempo di desiderare le cose, ha perduto una delle esperienze più significative della propria infanzia.
Sarebbe auspicabile che gli adulti non perdessero interamente quello stupore incantato davanti al mondo che possedevano negli anni della fanciullezza; che sapessero conservare nello sguardo un po’ di quella meraviglia, un po’ di quell’incanto.
Perché il mondo in cui viviamo è veramente un luogo magico, ove i confini del possibile non sono mai tracciati in modo irrevocabile, una volta per tutte; e  perché dentro di noi c’è un mistero ancora più grande, facendogli il silenzio tutto intorno.

L’unica vera sicurezza che possiamo esperire è proprio lo stupore davanti alla infinita meraviglia di tutto ciò che è.




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sabato 23 gennaio 2016

IL LADRO d’ASCIA

Post di Rita Caprioglio

Tratto da: “Racconti dei saggi taoisti” di Pascal Fauliot

Un contadino, che aveva della legna da spaccare, non riusciva più a trovare la sua scure. Perlustrò in lungo e in largo il cortile, lanciò occhiate furibonde in direzione del ceppo, della rimessa, del granaio. Niente da fare: sparita, probabilmente rubata!
Un’ascia nuova di zecca, acquistata con i suoi ultimi risparmi! La collera, quel breve raptus di follia, gli traboccava dal cuore e gli tingeva lo spirito di un inchiostro più nero della pece. A un certo punto, vedendo passare per strada il proprio vicino, gli parve che il suo passo fosse quello di chi non ha la coscienza tranquilla, che il suo volto lasciasse trasparire l’espressione imbarazzata del colpevole difronte alla propria vittima e che il suo modo di salutarlo tradisse la tipica astuzia del ladro d’ascia.
E quando l’altro aprì bocca per snocciolargli le solite banalità meteorologiche in uso tra vicini, la sua era senza dubbio la voce di chi ha rubato un’ascia nuova fiammante.

Non riuscendo a resistere, il nostro contadino attraversò il portico a grandi falcate per andare a dire il fatto suo a quel ladruncolo, che oltretutto aveva la faccia tosta di prenderlo in giro! Durante il percorso inciampò in una bracciata di rami secchi abbandonati sul ciglio della strada. Vacillò, strangolandosi con la sfilza di insulti destinati la proprio vicino e andò a sbattere il naso contro il manico della scure, sicuramente caduta poco prima dalla carriola!







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mercoledì 20 gennaio 2016

GRAZIE

di Claudia Tartara

Questa è una lettera che ho inviato giorni fa alla mia operatrice.

Ciao Rita,
da giorni penso a quello che è stato sino ad oggi il mio percorso di crescita con te, a quanto sia stato doloroso per me soprattutto negli ultimi tempi. Solo non sentendomi più sola ho trovato il coraggio, lentamente,  di infrangere quello spesso muro dietro al quale avevo accuratamente nascosto e protetto il mio cuore; ora, nonostante le difficoltà, sta ricominciando a palpitare, a commuoversi, ad essere vivo e partecipe.
Ed ecco che adesso, mentre scrivo, ricomincio a piangere di commozione: ne sono intimorita e compiaciuta al contempo.
È difficile portare alla penna e al foglio ciò che sto sentendo, tradurre nel linguaggio  razionale sentimenti ed  emozioni  che spesso la mia ragione preferisce soffocare.
Questo particolare momento del Natale o del Solstizio o di quanto noi uomini ci siamo inventati per giustificare l’apparire della natura, che rallenta i suoi ritmi a tal punto da sembrare senza vita, mi porta a riflettere sul mio essere oggi e anche su ciò che è stato. Ed io ho questa forte esigenza di esprimerti la mia gratitudine, nel ricordo della sensazione dei tuoi abbracci che mi hanno portato a contatto con la mia anima, mi verrebbe da dire ‘inesorabilmente’, senza maschere, senza potermi raccontare nulla se non sentire con un cuore sincero ciò che è stato e la mia possibilità di andare oltre
Vorrei sapere ricambiare quegli abbracci ed esprimerti il mio Grazie.
Ho letto sul blog di Pino la gratitudine che gli viene espressa per quanto ha saputo dare e fare. Ego Center è stata realizzata da Pino grazie al suo grande sogno, al suo coraggio, alla sua determinazione, al suo continuo e instancabile mettersi in gioco. Se io ripenso a ciò che è stato tutto il mio percorso all’Ego Center non posso, però, non esprimere la mia gratitudine oltre che a Pino anche a tutti gli Operatori, che insieme a lui, hanno consolidato e sostenuto la realizzazione del progetto e dato vita a un Organismo pulsante e vibrante.

Grazie Rita di avermi accompagnato a ‘sentire’ tutto ciò. Grazie con tutto il cuore.


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venerdì 15 gennaio 2016

DUE CILIEGI INNAMORATI

Post di Rita Caprioglio


Due ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare.
Li vide una Nuvola che, mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie… ma non fu sufficiente.
I ciliegi non si toccarono.
Li vide una Tempesta che, mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami…ma non fu sufficiente.
I ciliegi non si toccarono.
Li vide una Montagna che, mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi…ma non fu sufficiente.
I ciliegi non si toccarono.
Nuvola, tempesta e montagna ignoravano che, sotto la terra, le radici dei due ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo.

Storia della tradizione orientale


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martedì 12 gennaio 2016

Un passo in pedana

di Carla Cicalese

Dopo anni di studio, di percorso, di approfondimento, ad un certo punto senti che hai quel passo da fare che ti si prospetta. Puoi scegliere di non farlo, di restare al sicuro tra le file delle sedie ben allineate e continuare ad ascoltare, felice e assetato, le parole di insegnanti e conduttori, le parole di chi più strada di te ha sicuramente già fatto.
Senti, però, di avere qualcosa da dire, senti di avere un piccolo tesoro, che cresce col tempo anche in te, da voler donare. Senti, nel profondo, che puoi dar vita alle conoscenze che hai. Senti che quel tuo passo può essere di incoraggiamento a quanti, come te sino a quel momento, non si decidono a guardare con occhi nuovi al valore che hanno e che possono condividere partendo anche da quel piccolo grande passo.


Non so esattamente cosa mi ha dato la spinta: l’entusiasmo, la gioia, la gratitudine. Si, forse più di ogni altra emozione, di ogni altro sentimento, quella gratitudine per tutto ciò che ho imparato, per tutto ciò che mi è stato trasmesso, per tutto ciò che finalmente riesco a sentire ed a far vibrare nelle corde della mia vita.
Una presentazione di un corso, una conferenza, una lezione, qualsiasi sia la “cosa” che mi porta in pedana so che qualcosa darò a chi mi ascolta ed ogni volta che mi pongo la domanda <come devo essere?> mi do l’unica risposta possibile, la risposta che più di ogni altra manifesta il mio cambiamento interiore: <sii te stessa, sii Carla>.
Ogni volta mi sono sorpresa del potere di questa risposta. Per tanti anni sono stata come dovevo essere, in famiglia, a scuola, all’università, al lavoro. Ora, che ancora altri studi ho completato e nuovi ne ho intrapreso, studi che mi accompagneranno per il resto della mia vita, lo so bene, so che posso essere Autentica e che il mio essere Autentica è il dono più grande che io posso fare alla Vita.
Un passo, poi un altro e poi un altro ancora, ciascuno di noi, nell’aprire ad altri l’accesso al suo tesoro interiore, fa dono di ciò che Sa, fa dono di ciò che Ha, soprattutto fa dono di ciò che È.



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venerdì 8 gennaio 2016

Per augurarvi Buon Anno

di Rita Caproglio

Per fare a tutti gli Auguri di un Sereno Anno Nuovo, ho deciso di trascrivere, estrapolandone un pezzo, un discorso introduttivo alla Meditazione di Consapevolezza datata 2006 di Pino Ferroni.
“Per le discipline meditative il rapporto amoroso, non solamente tra uomo e donna, ma a qualsiasi livello, è uno scambio tra essere ed essere, tra anima e anima.
Il vero incontro è quello annidato nel concetto buddhista di compassione e nel concetto taoista di soffio, stato d’animo che ci porta al di là di noi stessi, nel luogo dove ci possiamo raggiungere con l’ascolto, l’attesa, la condivisione e finalmente riconoscerci  e incontrarci.
L’essere qui, questa sera, voi ed io è, sotto molteplici punti di vista, un incontro amoroso teso ad acquisire reciproca conoscenza dall’incontro verbale, visivo, energetico ed emotivo che continuamente intercorre tra di noi e ci lega pur mantenendo inalterate le nostre reciproche individualità.
L’incontro amoroso non deve essere vissuto come un perenne corpo a corpo, come inteso dalla maggior parte delle persone, ma un continuo andare e venire dalla parte migliore di noi alla parte migliore dell’altro. Ed, insieme, elevarlo ad una percezione che contenga dentro di sé la solidità della terra e l’apertura celeste ed infinita del cielo, istanti vissuti in un continuum relazionale anche in assenza di reale presenza visiva dell’altro.
Lo Zen ci insegna che nessuno può possedere realmente il tempo e questa frustrazione ci porta a considerarlo a volte un nemico, a volte uno schiavo, altre volte è nostro arbitro o maestro, spesso è per noi, e sotto un certo punto di vista lo è davvero, un grande, infinito mistero che si colloca al di là dello spazio e di Dio. 
Ma se è assolutamente vero che non possiamo possedere il tempo, noi possiamo possedere l’istante e in amore questa è la cosa più importante da imparare.
Le tecniche di crescita personale incitano a rimanere nel presente, nell’hic et nunc della situazione per poter godere dei piaceri che questo istante di tempo, che questo continuum di istanti ci offre, ma questo è consumismo.
Invece, se l’istante raccoglie tutto quello che abbiamo vissuto e sognato, se raccoglie tutto il passato e tutto il futuro verso cui tendiamo ed il desiderio che ci portiamo dentro, allora l’istante diviene il vero momento meditativo, la trascendenza del divenire.
Dobbiamo comprendere che la parola “presente” rimane vuota di significati se non contiene la sequenza di istanti che è l’unica realtà che possiamo realmente possedere e imparare a percepirla, ad accoglierla e a viverla ci permette di permanere nell’incontro amoroso all’infinito.
E questa è l’unica eternità a cui abbiamo accesso!"


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