mercoledì 19 ottobre 2016

Chi ha ragione?

Tratto da “Meditazione Pratica” di Pino Ferroni

Se io discuto con te e tu hai la meglio su di me invece che io su di te, hai forse necessariamente ragione e io necessariamente torto?
E se io ho la meglio su di te, ho io necessariamente ragione e tu necessariamente torto? Ha uno ragione e l’altro torto, oppure abbiamo entrambi ragione o entrambi torto? Né io né te possiamo saperlo e un terzo sarebbe nella stessa oscurità.
Chi può decidere senza errore?
Se consultiamo qualcuno che è del tuo parere, come potrà giudicare visto che è del tuo parere? Se è d’accordo con me, come potrà decidere imparzialmente visto che è d’accordo con me? Lo stesso accadrà se si tratta di qualcuno che è insieme d’accordo con me e con te.
Immaginiamo invece che sia di parere differente dai nostri. Allora né io, né tu, né un terzo possiamo decidere.

Cosa facciamo? Chiamiamo un quarto?



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venerdì 23 settembre 2016

La pienezza della felicità

Post di Carla Cicalese
Tratto da Chuang-Tzu

La virtù dell’uomo santo è celata anche se egli non vive in mezzo ai monti e alle selve: egli non ha quindi bisogno di nascondersi. Non è che coloro che in antico erano detti saggi si ritirassero dal mondo, si nascondessero per non farsi vedere, chiudessero la bocca per non parlare e occultassero la sapienza per non pronunciarsi: il fatto è che era stato profondamente falsato il retto ordine naturale. Quando vigeva il retto ordine naturale e nel mondo si facevano progressi, i saggi riportavano tutto all’unità senza lasciare tracce; ma quando non vigeva il retto ordine naturale e nel mondo si facevano grandi regressi, essi aspettavano seduti sulle loro radici profonde e al colmo della tranquillità. Questa era la via per preservare la loro persona.
Gli antichi che preservano la persona non agghindavano la sapienza con i sofismi e non inquinavano il mondo e la virtù con la conoscenza artificiosa. Se ne stavano solinghi al loro posto e ritornavano alle loro qualità naturali. Che cos’altro restava loro da fare?
Nel Tao non si compiono azioni meschine, nella virtù non si possiede una conoscenza ristretta: compiere azioni meschine e possedere una conoscenza ristretta nuoce alla perfezione individuale. Perciò è stato detto: “Correggere se stessi, null’altro”.



La pienezza della felicità sta nel realizzare le proprie aspirazioni. Quello che gli antichi intendevano per realizzare le proprie aspirazioni non si riferiva al possesso di carrozze ufficiali e di berretti da cerimonia: in realtà niente poteva aumentare la loro felicità. Quel che oggi si intende per realizzare le proprie aspirazioni si riferisce invece proprio al possesso di carrozze ufficiali e di berretti da cerimonia – tutte cose che riguardano l’abbellimento della persona, non il decreto naturale. A un certo momento queste cose esteriori possono anche arrivare, ma, essendo transitorie, non si può né impedire la loro venuta né arrestare la loro andata.
Perciò i saggi antichi, quando le cose andavano bene non aspiravano alle carrozze ufficiali e ai berretti da cerimonia, e, quando si trovavano in povertà e nelle ristrettezze, non abbracciavano le convenzioni del volgo. Sia in quella sia in questa situazione, la loro felicità era la stessa, perciò non avevano afflizioni. Oggi, invece, se le cose su cui si fa affidamento vengono a mancare, si diventa infelici.
A giudicare da tutto ciò, oggi, anche se si è felici, non lo si è mai in un modo stabile. Perciò è stato detto: “Coloro che perdono se stessi nelle cose e smarriscono la loro natura nelle futilità sono uomini che capovolgono le posizioni”



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venerdì 16 settembre 2016

Nessun uomo è un'isola

Post di Stefania Brighenti

Nessun uomo è un’isola
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte della terra.
Se una zolla viene portata via
dall’onda del mare,
la terra ne è diminuita,
come se si trattasse di un promontorio
o di una casa amica o della tua stessa casa.
Orni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo dell’umanità.
E così non mandare mai a chiedere
Per chi suona la campana:

essa suona per te.

Autore John Donne



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giovedì 8 settembre 2016

Sprecare la Vita

Post di Rita Caprioglio
Poesia di Charles Bukowski

Lamentele infime e triviali,
costantemente ripetute,
possono far ammattire un santo,
per tacere di un bravo ragazzo
qualunque (me)
e il peggio è che chi
si lamenta
nemmeno si accorge di farlo
a meno che non glielo dici
e perfino se glielo dici
non ci crede
e così non si conclude
niente
ed è solo un altro giorno
sprecato,
preso a calci,
mutilato
mentre il Buddha
siede nell’angolo
e sorride.


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mercoledì 24 agosto 2016

Volerti come sei

Poesia senza titolo attribuita a Jorge Luis Borges


Non posso darti soluzioni
per tutti i problemi della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,
però posso ascoltarli e dividerli con te
Non posso cambiare né il tuo passato
né il tuo futuro
Però quando serve starò vicino a te
Non posso evitarti di precipitare,
solamente posso offrirti la mia mano
perché ti sostenga e non cadi
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo
non sono i miei
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice
Non giudico le decisioni che prendi nella vita
Mi limito ad appoggiarti a stimolarti
e aiutarti se me lo chiedi
Non posso tracciare limiti
dentro i quali devi muoverti,
Però posso offrirti lo spazio
necessario per crescere
Non posso evitare la tua sofferenza,
quando qualche pena ti tocca il cuore
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere
Solamente posso volerti come sei
ed essere tua amica.

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giovedì 11 agosto 2016

L'anfitrione e gli ospiti

da “Meditazione Pratica” di Pino Perroni


Il Maestro è come l’anfitrione nella sua casa: i suoi ospiti sono coloro che cercano di studiare la Via e che non sono mai stati in una casa.
Essi hanno solo una vaga idea di ciò che può essere una casa, eppure la casa esiste.
Quando gli ospiti entrano in casa e scoprono il salotto e chiedono:
“Che cos’è?”,
viene loro risposto: “E’ il luogo dove ci si siede”.
Allora si siedono sulle sedie, ma sono solo vagamente coscienti della funzione della sedia.
L’anfitrione li intrattiene, ma essi continuano a porre domande, talvolta irrilevanti.
Da buon anfitrione non li biasima per questo; per esempio, quando vogliono sapere dove e quando mangeranno.
Non sanno che nessuno è solo e che in quel preciso momento altri sono impegnati a cucinare, e che esiste un’altra stanza dove si siederanno per mangiare.
Sono perplessi perché non possono vedere né il pasto né i preparativi del pasto, e forse sono anche dubbiosi e talvolta a disagio.
Il buon anfitrione, che conosce i problemi degli ospiti, fa del suo meglio per metterli a loro agio affinché siano in grado di gustare il cibo quando arriverà.
All’inizio gli ospiti non sono in condizione di avvicinarsi al cibo.
Alcuni ospiti sono più svelti degli altri a capire e ad afferrare i rapporti tra i vari elementi della casa.
Sono loro che possono comunicare ciò che sanno agli amici più lenti.
In quel frangente, l’anfitrione dà ad ogni ospite la risposta che corrisponde alla sua capacità di percepire l’unità e la funzione della casa.
Non è sufficiente che una casa esista, che sia pronta per ricevere ospiti e che l’anfitrione sia presente.
Qualcuno deve esercitare attivamente la funzione di anfitrione, affinché gli estranei, che sono gli ospiti e di cui l’anfitrione si assume la responsabilità, possano abituarsi alla casa.
All’inizio, molti di loro non sono coscienti di essere ospiti o, più precisamente, di ciò che significhi la situazione di ospite: ciò che possono dare e ciò che possono ricevere da questa situazione.
L’ospite di esperienza, che ha studiato le case e l’ospitalità, a lungo andare si trova a suo agio nella condizione di ospite e, inoltre, è in grado di capire meglio tutto ciò che si riferisce alle case e ai vari aspetti della vita nelle case.

Finché è impegnato a capire che cos’è una casa o a cercare di ricordarsi le regole dell’etichetta, la sua attenzione è troppo presa da questi fattori per essere in grado di osservare, per esempio, la bellezza, il valore o la funzione dell’arredamento.


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domenica 31 luglio 2016

Emozioni

di Stefania Brighenti

Le emozioni spaventano…
Meglio tenere tutto sotto controllo, meglio non averci niente a che fare, potremmo rischiare di essere travolti da qualcosa che non conosciamo.
Allora riempiamo la nostra vita di tante cose da fare, ed anche quella dei nostri figli, riempiamo tutti gli spazi vuoti per non poterci mai incontrare.
Tutto questo è normale perché nessuno ci ha mai insegnato a vivere le nostre emozioni, a non averne paura proprio per non esserne travolti, nessuno ci ha mai insegnato ad amarci per ciò che siamo con le nostre paure ed anche la nostra rabbia, precludendoci così anche l’amore.
Sentirsi rifiutati o incompresi da piccoli perché si esprimono queste emozioni ci può portare per tutta la vita alla paura di essere rifiutati, al sentirci incompresi, condizionando ogni nostra relazione.
Essere liberi di vivere le emozioni che proviamo ed esprimerle è incontrare davvero noi stessi ed è vivere davvero la vita che abbiamo.


Cit.” Onoriamo il pensiero, mentre il sentire non è ritenuto importante. Viene dato per scontato che tutti sentiamo, ma è triste constatare che la maggior parte delle persone sente solo in superficie e non in profondità. Abbiamo paura della tristezza che spesso si trasforma in disperazione, paura della collera che può diventare rabbia, e paura dell’amore perché può finire con un crepacuore. Pensare è facile, ma ci vuole coraggio per sentire profondamente.” A.Lowen



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